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Pizzo di Claro

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Brienz e Rothorn Bahn

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Non dovrò più lavarmi le mani ogni ora con l'acqua o con il gel igienizzante; non dovrò più infilarmi nel sacco letto per evitare di prendere le pulci; non dovrò più mangiare ogni mezzogiorno lo stesso piatto; non dovrò più stare attenta a dove appoggio la borsa per evitare il piscio. Pensare di tornare a casa a tratti è un sollievo, l'Africa è impegnativa. I suoi occhi profondi ti strappano l'anima, i villaggi appestati ti sconvolgono le budella, le interminabili ore in bus accanto a persone che a malapena sanno il loro nome ti intristiscono. Devi sempre riuscire a trovare una ragione percui la tua vita è un lusso mentre la loro una miseria. Negli anni di viaggio che ho intrapreso ho imparato ad accettare di provenire dal primo mondo con tutte le possibilita che la vita mi regala, a patto di aiutare gli altri a stare meglio. Questi viaggi servono a me per stare meglio, per trovare il mio posto e la mia missione, e agli altri a ricevere qualcosina per poter vivere un attim...

Aiutiamo RAKOTONIRINA

Non c'è molto di cui parlare, la vita a Tana è noiosa, non c'è nulla da fare e più che bighellonare per fare le ultime commissioni non si può intrattenersi con molto altro. Quindi lascio dietro di me le inutili ciancie sul cibo, il materasso scomodo, il vento e vi parlo dell'unica cosa VERAMENTE importante che ho fatto in questi giorni: ho visto Sendra. Un mio amico fa il padrino di 3 bambini malgasci pagandogli la retta annuale scolastica, l'istruzione. Molti anni fa lui stava con una donna che aveva viaggiato in Madagascar e tramite una conoscenza in comune aveva incontrato Sendra. Di ritorno in Ticino ha trasmesso la passione umanitaria al mio amico e a molti conoscenti. Lui me ne ha parlato prima di partire per il viaggio ed io ho scritto un email a Sendra perché avevo il desiderio di ascoltare ciò che fa per questi bambini bisognosi, che sono così tanti! Ieri è venuta a prendermi all'hotel e si è presentata con un dolce e profondo sorriso. Ho sentito subito la...
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 Il bambino ammalato che necessita un'operazione Sendra e la segretaria dell'associazione
La sveglia torna a suonare alle 5.30 ma io sono già sveglia perché il timbro gotico delle campane del paese mi ha dato una scossa. In questa cittadina non mancano le chiese... ce ne saranno una trentina! Oggi è domenica e i rintocchi delle campane non cessano di cantare a festa. Prendo una veloce colazione e alle prime luci dell'alba mi avvio con i miei sacchi verso la stazione dei bus. Cammino una ventina di minuti e mi fa molto bene visto che poi starò seduta su un sedile per 6 lunghe ore. Alla stazione gli uomini che ci sono  cominciano a dire Vazaha e a sghignazzare e io perdo le staffe. Ad uno dico che non è per nulla carino prendermi sempre in giro e deridermi. Diventa serio, si zittisce. Io ho bisogno di sbollire per 5 minuti. Spero non trovi il modo di vendicarsi, ma in realtà poi si dimostra molto gentile. Credo di essere scattata perché sono stufa e stanca dei risolini e delle solite battute da uomini. Appena mi indicano il mio posto mi siedo e mi riposo. La nebbia stama...
Stanattina finalmente mi posso alzare con comodo alle 8 e fare colazione leggendo un libro. Sono 3 settimane che i ritmi di levataccia sono abbastanza rigidi. Rientrare a scuola e alzarmi alle 6 non mi disturberà particolarmente, ne sono abituata. Oggi avrei la possibilità di fare un giro per i villaggi di etnia Zafimaniri ma il costo è davvero molto elevato. Affrontare una trasferta in auto privata da sola costa tanto. L'alternativa sarebbe di fare un giro per le colline circostanti con una guida e visitare degli atelier del legno. La realtà è che non ne ho proprio voglia, pertanto poltrisco fino alle 12 in albergo e poi esco a fare un giro. Prendo la via larga  per andare alla stazione dei bus e il mio receptionist mi rincorre dicendomi che sto sbagliando strada. Io gli spiego che ho solo il desiderio di fare un altro sentiero rispetto al solito per vedere un differente scorcio di paesaggio. Mi guarda come se fossi pazza e poi mi sorride. Mi avventuro tra le case, lungo le terra...

Ambositra è la destinazione

Alle 6 Celine ed io siamo sedute a tavola a mangiare pane e marmellata; alle 6.45 siamo in strada dirette verso la stazione. Camminare con gli zaini senza farti investire non è per nulla facile. Oltre a camminare e schivare oggetti, persone, proviamo ad avere una conversazione e ad ignorare i procacciatori di clienti. È un momento intenso. Arrivate alla stazione un giovane uomo ci prende in custodia e ci porta al bus. Sul mezzo di Celine non c'è posto per me quindi mi offrono un'altra soluzione. Il bus deve essere pieno per poter partire, perciò mi devo munire di molta pazienza. L'attesa va dalle 7 alle 9.20. Cosa farò in questo arco di tempo? Nulla... mi guardo in giro.... e converso con chi mi rivolge la parola. Prisca mi vende dei biglietti fatti a mano da lei, il fratello mi parla in italiano di qualunque cosa gli venga in mente, uno showman  radiocronista ufficiale mi fa scoppiare dalle risate e improvvisiamo qualche sketch, i bimbetti si fermano per vendermi mandarin...

La piantagione di tè

 Facciamo colazione comodamente alle 8 e alle 9 siamo gia seduti sull'auto di Eric che ci porterà a Shambavy. Questa regione è molto famosa per le piantagioni di tè e per il treno turistico che in 7 ore di splendido panorama ti porta a Manakara, cittadina costiera situata ad est del paese. I binari costeggiano la strada per le auto e in maniera buffa in alcuni punti sono sbarrati da cancelli come fossero passaggi a livello. Più che in Madagascar mi pare di essere a Gardaland sul set di un film western. Viaggiamo per 45 minuti circa su strade accidentate  e poi arriviamo alla fabbrica di tè Sidexam. Una signora ci accoglie calorosamente e ci accompagna nella visita guidata della struttura. Vediamo il procedimento di separazione delle foglie, macinazione, fermentazione, essicazione e separazione delle fibre. È la prima volta che visito una piantagione di tè, di caffè invece ne ho gia viste alcune. Al termine della visita la signora ci regala una degustazione di tè verde e nero ...
Mercoledì sera torno dal mio giro in città e una volta che mi siedo a tavola condivido la cena con la proprietaria francese Berenice e con un lussemburghese di nome Pierre. La conversazione si fa subito interessante in quanto la signora vive in Madagascar da parecchi anni dopo essere cresciuta a Guadalupe, mentre Pierre ha viaggiato con progetti umanitari in parecchie nazioni africane. Il fattore più sconcertante che emerge dalla discussione è l'alta concentrazione di sette in Madagascar che fanno il lavaggio del cervello ai meno educati. Qui si dice che in Madagascar si parla francese  perché è stata una colonia francese ma la verità è che solo pochi capiscono il francese e lo sanno parlare: colui che ha fatto studi superiori e chi ha a che fare con i turisti, per il resto la gente parla solo la lingua malgascia. La signora ci prepara una tagliata di carne con café de Paris e verdure e per concludere il pasto un dolcetto fatto in casa. La sala da pranzo è molto accogliente e colm...

Ambositra, il reame dell'arte del legno.

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Fianarantsoa

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Piantagioni di tè

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