22 luglio - Kalsoy

Siamo eccitatissimi, e ci facciamo trovare pronti al molo alle 7.30 per traghettare senza auto sull' isola di Kalsoy. Ci credete che quando questa mattina ho aperto le tendine della finestra della camera il cielo era limpido e senza nemmeno una nuvola? So che sembra banale e un po' ridondante, ma qui davvero è un lusso riuscire ad avere un cielo terso ed essere baciati dal sole. Sul traghetto salgono 9 auto e qualche passeggero. Attracchiamo a Sydradalur e prendiamo il bus per Trollanes. Questo spostamento comporta un tempo di percorrenza di 25 minuti (17 chilometri di isola) e il mezzo deve attraversare 3 "tunnilin" per poter arrivare a destinazione. Al molo ci siamo goduti il sole, durante lo spostamento in barca ci siamo goduti il sole e ora che partiamo per la camminata ci godiamo il sole. Da non credere! Seguiamo un sentierino e saliamo al punto panoramico dove c'è anche un faro. Oggi il mare brilla, i prati brillano, le pecore brillano, gli uccelli brillano, il nostro animo e il nostro umore brillano. Basta che il cielo si rassereni per cambiare completamente il punto di vista delle cose. Noi siamo nati per ricevere calore, raggi di sole e tepore. Quando esce il sole rinasciamo anche noi. I prati come piantagioni di tè, le pecore al pascolo a brucare come fosse l'unica cosa al mondo da fare.Si vede l'isola di Bordoy e l'isola di Vidoy. Dove ieri c'era la nebbia che ci ha impedito di salire a piedi sul ponte, oggi c'è la massima visibilità e si intravvede la sagoma di un dinasauro con mezza testa in acqua. Siamo seduti e osserviamo, respiriamo, percepiamo e sogniamo. Il mare ti porta altrove, la montagna ti fa sentire protetto, le pecore regalano un senso di verità e movimento. Il silenzio regna intorno a noi. Si ode lo sciabordio del mare e qualche parola regalata alla brezza marina. E poi c'e il faro, che da sempre è simbolo di direzione. Ti mostra dove andare, non ti fa sentire solo e ti accompagna ovunque tu vorrai. La montagna che abbiamo di fronte a noi è imponente e sembra il Cervino. Una parete è al buio, l'altra parete è illuminata di verde chimico. È un quadro: sembra che il faro sia stato messo li per armonizzare questo incantevole panorama. Per un secondo non penso all'utilità del faro ma solo alla sua bellezza. Gli occhi si posano sulle cime delle montagne, gli occhi si posano sui gabbiani che accarezzano le scogliere, gli occhi si posano sulle schiuma che increspa l'insenatura. Gli occhi si posano sulle nubi che giocano al trasformista, gli occhi si posano di nuovo sul faro. Lui è sempre al centro di ogni sguardo, di ogni pensiero e di ogni mondo. Questo momento introspettivo, solenne, solitario e meditativo termina troppo in fretta. Arriva un'orda di gente, un drone vola sopra le nostre teste, le chiacchiere appaiono moleste. Ci spostiamo e raggiungiamo la lapide di James Bond. Nell'ultimo film il nostro eroe muore in questa parte di mondo e le autorità faroensi decidono di dedicargli un ricordo e un riconoscimento. Nato nel 1962 con il suo primo film, morto nel 2021 con il suo ultimo film. Cerchiamo la tranquillità e saliamo di quota. 6 ore se ne vanno tra la natura e la contemplazione. Gratitudine e stupore. Scendiamo dalla montagna e riprendiamo l'autobus. La prossima tappa è il paese di Mikladalur. Dal mare esce una statua d'acciaio inossidabile di quasi 3 metri di altezza che rappresenta una donna senza abiti di nome Kópakonan o anche soprannominata Seal woman. La leggenda narra che "sull’isola di Kalsoy (o isola degli uomini) chi moriva di morte violenta o suicidandosi, si trasformava in foca. Una volta all’anno però questi esseri potevano ritornare nella loro forma umana per festeggiare gioiosamente fino al sorgere del sole, quando avrebbero dovuto reindossare la loro pelle di animale. Si narra che una notte un giovane contadino del villaggio di Mikladalur scorse un gruppo di foche nuotare fino alla spiaggia e trasformarsi in esseri umani. Tra questi notò una donna bellissima e, per evitare di perderla, le rubò la pelle di foca nascondendola in un baule. La donna, scoperto il furto, grazie all’olfatto giunse al contadino che, nonostante le suppliche, obbligò la fanciulla a sposarlo. Ebbero dei figli, ma il contadino teneva la chiave del baule sempre con sè, legata saldamente alla cintura fino al giorno in cui, in barca, si accorse di averla dimenticata a casa. A nulla valse la corsa verso casa: la donna era ormai sparita e tornò dal suo primo marito, anch’egli tramutato in foca, partorendo altri cuccioli".

Dopo aver ammirato la statua da tutte le angolazioni saliamo la scalinata e ci sediamo sulla terrazza di un café a bere una birretta. Facciamo la conoscenza di un ragazzo londinese che viaggia da solo e che ha avuto la fortuna di partecipare ad un festival sull'isola. Stiamo per chiedergli altre informazioni o curiosità ma viene rapito da una bella biondina e noi non abbiamo più alcuna chance. Riprendiamo il bus, andiamo al molo e saliamo sul traghetto. Arrivati a terra andiamo a comprare il cibo per la nostra cena e qualche birretta. Cuciniamo, ceniamo e andiamo a coricarci. 

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