18 luglio - Streymoy

La cittadina di Torshavn ha una chiesa a forma di razzo ed una rotonda a forma di smile, non è curioso?Per continuare con le particolarità posso dirvi che a pochi passi dal centro si trova un fazzoletto di verde amazzonico colmo di alberi, vegetazione e con parecchie antiche lapidi.

Parcheggiamo l'auto e facciamo una visitina al centro turistico. Abbiamo bisogno di sapere come raggiungere alcune delle isole della zona e come organizzare una gita in barca nella zona delle scogliere di Vestmanna. La fortuna ci assiste ed otteniamo parecchie risposte.
Continuiamo la nostra visita in città entrando in una deliziosa libreria. Dopo aver vissuto cosi tanta natura non siamo abituati alla città e siamo quindi gia stanchi. Visto che il clima questa mattina è secco, senza vento ed asciutto, ne approfittiamo per andare in un parco situato vicino allo stadio principale ed internazionale (dove ha giocato la nazionale svizzera per la qualificazione ai Mondiali del 2002, 2006 e 2018).
Il parco è costellato di larici, betulle, faggi, muschi e felci. Il sottobosco è ricco di fauna e flora e vi sono molti micro ambienti. Si respira una grande calma e tranquillità. Questo polmone verde ci catapulta in una realtà diversa, che non è quella faroense: sembra di essere in Ticino in un bosco a 1500 metri di altitudine. Sembra che ci abbiano rapiti e trasportati in una nuova scena. Camminando qua e là incontriamo delle statue, un laghetto, dei ponticelli. Le scale con i suoi gradini ci portano in mezzo alle rocce e alla fitta vegetazione. Questo è un luogo medititivo, un bosco incantato degno dei grandi film come"lo Hobbit". I  sassi sono ricoperti di muschio, i sentierini che si intrufolano nella vegetazione conducono, con un po' di immaginazione, ad una casa stregata col comignolo che fuma. Alcuni bambini sbucano dal bush con in mano ogni sorta di trofeo. I profumi ci inebriano il viso. È tutto così verde, così bello, che le parole non tardano a liberarsi e fluiscono in ogni dove. L'erba del parco è incolta e dona un'ubicazione boschiva vera, non è come la cura che viene prestata ai nostri parchi cittadini. Qui non è tutto perfetto eppure appare vero e... perfetto.  La national gallery e le sue statue sparse nel prato creano un legame sacro tra arte e natura. La pausa pranzo in questo ambiente montano ci riempie di energia e di buoni nuovi propositi di vita.
Saliamo in auto e riprendiamo la strada panoramica; ci spostiamo al nord dell'isola.
Incontriamo il villaggio di Kolafjordur e  passiamo oltre senza fermarci seguendo la linea dei fiordi. Oggi è nuvoloso e l'acqua appare grigia e piatta (non tira vento).

Il paese successivo che incontriamo si chiama Hvalvik ed è un paese spaccato a metà da una pianura erbosa e dal fiume Stora. La vallata che seguiamo in auto entra dolcemente e la strada dove viaggiamo ha  una sola corsia e si srotola davanti ai nostri occhi creando delle gobbe come un tappeto. Giungiamo a Saksun e parcheggiamo l'auto in uno spiazzo. Appena metto piede sull'asfalto mi accorgo dei molteplici cartelli piantati a terra e appesi ai pali con divieti di ogni sorta. In lontananza scorgiamo la chiesetta con il tetto in erba e il lago. Cerchiamo l'angolazione migliore per scattare una bella fotografia. Io a ridosso del prato, mentre Dani entra nel prato e calpesta l'erba. Lo chiamo e lo prendo in giro perche sta infrangendo la regola del cartello "don't enter the field". Non faccio a tempo a canzonare Dani per la sua vena anarchica che sento un'auto inchiodare alle mie spalle causando un rumore di lamiera. Mi giro appena di lato e vedo un burbero urlare come un ossesso dal finestrino in lingua faroense contro Dani. Il mio compagno di viaggi non ha evidentemente capito quel che stava dicendo l'uomo fuori di senno ma si è improvvisamente ricordato di un post letto su un blog di viaggio che diceva che a Saksun vive un contadino che odia i turisti perché pestano i piedi del suo magico prato!
A quel punto Dani con velocità e leggiadria salta fuori dal prato profondendosi nelle più sentite scuse in inglese. Il pazzo non la smette di urlare ma gira l'auto e sgommando se ne va. Rimaniamo sorpresi dalla scena,  ma poco dopo scatta un attimo di grande ilarità che termina solo a notte inoltrata.
Dani, riallacciandosi alla vicenda accaduta oggi, mi dice che se dovesse capitare di reagire in maniera rabbiosa e agitata, io devo cercare di fermarlo. Immagino quindi la scena di me che salto in spalla a Dani cercando di bloccarlo oppure placcandolo alle caviglie. Una risata unica ed infinita! Pensare che Dani sembra la persona più pacifica al mondo!
Lasciamo il paesello e raggiungiamo la parte bassa della depressione. Percorriamo un sentierino, paghiamo 75 corone faroensi e ci dirigiamo al lago lungo la sua spiaggia. Qui  l'odore assume una connotazione di mare e di alghe. Le montagne svettano sopra di noi creando un anfiteatro naturale, il villaggio ci osserva dall'alto. Seguiamo le impronte sulla spiaggia con i gabbiani che stridono.
Raggiungiamo la baia. L'acqua si infrange con le sue onde sulla nera sabbia. La corrente spinge l'acqua all'interno del fiordo. Le montagne giacciono spioventi, il manto erboso a zolle ricopre la sabbia vulcanica. Le pecore brucano l'erba in posti inimmaginabili.
Questa meravigliosa insenatura ci regala un bel momento meditativo.
Staremmo qui delle ore ma dobbiamo andare perché ci manca ancora un posto da visitare. Riprendiamo la strada e passiamo accanto a delle cascate. Dani vorrebbe fermarsi ma io gli dico:"ma cosa sarà mai sta misera cascatella! Se vuoi fermarti possiamo farlo ma a me sembra una perdita di tempo!". Proseguiamo senza fermarci. Alla sera a casa scopriamo che quella cascata è una delle più belle e imponenti della città. Mannaggia Eloisssssa!
2 chilometri prima di Tjornuvik ci fermiamo ad un semaforo che dirige il traffico nei due sensi. La strada è stretta e pericolosa ed è meglio che 2 auto non si incrocino lungo il percorso panoramico.
Attendiamo 15 minuti e poi possiamo passare.
La gita di oggi termina qui , al primo insediamento vichingo delle isole Faroe. Rimangono i resti vichinghi di 12 tombe (magro bottino a dire il vero).
Osserviamo un'animata vita contadina di paese: uomini che tagliano l'erba; la stessa messa ad essicare sulle staccionate; un  ragazzo che prepara waffle e caffè all'addiaccio; una famiglia che porta il pupo fuori a passeggiog. Andiamo in spiaggia e respiriamo l'aria di libertà. La baia offre una bella vista sui faraglioni Risin og Kellingin.
Oggi la giornata non ci ha tediato con la pioggia e abbiamo potuto addirittura vedere dei raggi di sole ed il cielo limpido verso sera. Incredibile! Da non credere!
Ceniamo a Torshavn in un café con hamburger e patatine e poi ridiamo come dei pazzi fino alle lacrime ricordando la giornata e i vari aneddoti.
Doccia, relax e nanna!


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