tappa 1: la diga del Sambuco
Alle 6.50 suona la sveglia, alle 7.20 siamo pronti per partire. Ci incamminiamo lungo la strada principale e raggiungiamo Bignasco in 15 minuti. Abbiamo giusto il tempo di fare colazione nel baretto della posta prima di salire sull'autopostale che ci porterà a Fusio. L'autista dialoga con 2 ragazzi francofoni che vogliono andare a San Carlo in Val Bavona e chiedono informazioni. Ma purtroppo devono cambiare programma come abbiamo dovuto fare pure noi perché la Val Bavona è chiusa, il ponte è crollato.
Noi siamo sereni perché abbiamo deciso di saltare metà della seconda tappa e di partire da Fusio. L'autopostale avvia il motore e ci mostra lungo la strada tutti i paesini della Valle Lavizzara compreso Mogno con la sua famosa chiesa. Il trekking parte alle ore 9.30 dal paesino di Fusio. Seguiamo la strada principale per alcune centinaia di metri e poi deviamo su un sentiero che costeggia e sovrasta la diga. Vorremmo poter dire che siamo gia sulla Via Idra ma così non è, anche se un po' ci sentiamo in Idra vista la quantità di acqua che ci scorre perennemente tra i piedi. Forse potremmo ribattezzarla come Via Monsonica. Alla nostra partenza il cielo è nuvoloso, ma la pioggia non ci sfiora se non a Bignasco.
Il sentiero è stretto e con l'acqua che ci inonda le scarpe appare accidentato. Chissa quanti giorni ci metterà il terreno ad asciugarsi! Ci impieghiamo molto a percorrere la lunghezza della diga e durante il cammino ci capita di vedere 1 animale selvatico, delle quaglie, una vipera e veniamo rincorsi da una mandria di vacche selvatiche un po' incazzate. Inoltre ci tocca guadare 2 fiumi in piena, senza scarpe per evitare di avere le scarpe bagnate per 3 giorni. Dopo 2 ore e 30 di cammino ci fermiamo a mangiare un panino con il salame comprato alla macelleria di Cavergno. Il cibo scarseggia ma noi non ci scoraggiamo e andiamo oltre. Prendiamo la salita verso il passo Sassella e ci dobbiamo sobbarcare un'altra ora e mezza di ripido sentiero. La fame si fa sentire e le forze ci stanno abbandonando. Guardiamo dietro di noi la diga che ci accompagna e non ci perdiamo di animo. Siamo stanchi e il sentiero bianco e blu si fa pesante. Dobbiamo arrivare alla bocchetta della montagna, per onorare le promesse fatte a noi stessi. E ora ci siamo, siamo realmente sul cammino della Via Alta Idra. Raggiungiamo trionfanti lo scollinamento e salutiamo la Via Lavizzara, stiamo per entrare in Val Leventina. Scendiamo lungo un bel sentiero di sassi e ci godiamo un po' la sensazione di fatica che si sta allentando. La capanna Garzonera sembra che si trovi dietro l'angolo erboso della montagna ma fatica a mostrarsi. Ci vogliono ancora una quarantina di minuti per poterla assaporare. Cammina e cammina, finalmente vediamo la bandiera. E finalmente ci sediamo sulla panchetta in legno. Il cronometro marca quasi 6 ore di viaggio. Apriamo la porta del rifugio non custodito e ci accorgiamo di essere soli. Se alle 18.30 non è ancora arrivato nessuno probabilmente avremo la capanna tutta per noi. Sistemiamo lo zaino, cuciniamo una pasta bella abbondante, prepariamo la tana per la notte, ci laviamo alla gelida fontana di fronte al rifugio e ci concediamo una bella tazza di tè rivivendo le emozioni della giornata. Stupendo!
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