IL fuorn - Passo del Forno- Tschierv - Fuldera (Val Müstair)
Il parco nazionale Svizzero è stato fondato nel 1914 ed ha un estensione di 170 km2 circa.
28% foreste (conifere), 21% praterie alpine e 51% di rocce e sassaie.
I suoi 21 itinerari coprono 80 km di sentieri pedestri.
Nei suoi habitat diversificati, la natura è lasciata completamente libera a se stessa. È l’unica zona di natura selvaggia con il massimo livello di protezione. Gli animali sono liberi di muoversi indisturbati all'interno del parco e ogni fenomeno naturale quale caduta alberi o frane non viene assolutamente toccato dall'uomo. L'essere umano gioca un ruolo secondario; fa solo da testimone.
All'interno del parco ci sono solo due alloggi dove si può passare la notte, mentre campeggiare è proibito. Io ho dormito in entrambe le capanne/alberghetti e ne sono stata molto felice. Si respira un'aria diversa al suo interno, non so come dirlo in maniera più convincente.
Stamattina ho valicato il passo del Forno e ho salutato momentaneamente questo giardino delle meraviglie. Fino al passo sono arrivata in autopostale e poi ho proseguito a piedi. Ero sola, senza nessun apripista davanti a me e nessuno a chiudere la fila. Ero solo io e la natura. Era impossibile sentirmi sola, perché la natura mi abbraccia come un genitore caloroso. Sono entrata in un sentierino che partiva adiacente alla strada del passo e ho camminato in discesa in un bellissimo bosco per un'oretta. Poi ho vagato silenziosamente nella zona sciistica di Tschiev (in Val Müstair o anche detta Val Monastero) fino al suo paese. Fermarmi lì non aveva l'aria di essere molto allettante quindi dopo un panino ed un sorso d'acqua mi sono rimessa in cammino per un'altra ora fino ad arrivare al paese chiamato Fuldera. L'agglomerato è formato da una trentina di case, da alcune stalle e la magia che si respira in questo villaggio di montagna è meravigliosa. Non ho potuto fare altro che scattare fotografie ad ogni decorazione dipinta sulle case, ad ogni balcone addobbato con i fiori, ad ogni giardino divinamente curato e dai mille profumi e colori. Mi ha incantata. Pensare che dall'auto un paesino così lo ignori tranquillamente, perché svela la sua maestosità solo agli occhi curiosi e scrupolosi di chi vuole vedere oltre il comune. Questa è la fortuna del viaggiare lenti a piedi o in bici.
Ho chiesto ospitalità ad un alberghetto con le camere e la sala da pranzo rivestiti di legno. Ho depositato il mio bagaglio e sono andata a fare un giro nei dintorni. Ho seguito il fiume Rom e poi sono salita verso un alpeggio. La sera mi sono lanciata famelica sul buffet di insalate e poi ho gustato un piatto tipico chianato Capuns. La gente è molto cordiale ed ospitale. Sono sola, ma c'è sempre qualcuno che mi parla, mi sorride o mi aiuta.
28% foreste (conifere), 21% praterie alpine e 51% di rocce e sassaie.
I suoi 21 itinerari coprono 80 km di sentieri pedestri.
Nei suoi habitat diversificati, la natura è lasciata completamente libera a se stessa. È l’unica zona di natura selvaggia con il massimo livello di protezione. Gli animali sono liberi di muoversi indisturbati all'interno del parco e ogni fenomeno naturale quale caduta alberi o frane non viene assolutamente toccato dall'uomo. L'essere umano gioca un ruolo secondario; fa solo da testimone.
All'interno del parco ci sono solo due alloggi dove si può passare la notte, mentre campeggiare è proibito. Io ho dormito in entrambe le capanne/alberghetti e ne sono stata molto felice. Si respira un'aria diversa al suo interno, non so come dirlo in maniera più convincente.
Stamattina ho valicato il passo del Forno e ho salutato momentaneamente questo giardino delle meraviglie. Fino al passo sono arrivata in autopostale e poi ho proseguito a piedi. Ero sola, senza nessun apripista davanti a me e nessuno a chiudere la fila. Ero solo io e la natura. Era impossibile sentirmi sola, perché la natura mi abbraccia come un genitore caloroso. Sono entrata in un sentierino che partiva adiacente alla strada del passo e ho camminato in discesa in un bellissimo bosco per un'oretta. Poi ho vagato silenziosamente nella zona sciistica di Tschiev (in Val Müstair o anche detta Val Monastero) fino al suo paese. Fermarmi lì non aveva l'aria di essere molto allettante quindi dopo un panino ed un sorso d'acqua mi sono rimessa in cammino per un'altra ora fino ad arrivare al paese chiamato Fuldera. L'agglomerato è formato da una trentina di case, da alcune stalle e la magia che si respira in questo villaggio di montagna è meravigliosa. Non ho potuto fare altro che scattare fotografie ad ogni decorazione dipinta sulle case, ad ogni balcone addobbato con i fiori, ad ogni giardino divinamente curato e dai mille profumi e colori. Mi ha incantata. Pensare che dall'auto un paesino così lo ignori tranquillamente, perché svela la sua maestosità solo agli occhi curiosi e scrupolosi di chi vuole vedere oltre il comune. Questa è la fortuna del viaggiare lenti a piedi o in bici.
Ho chiesto ospitalità ad un alberghetto con le camere e la sala da pranzo rivestiti di legno. Ho depositato il mio bagaglio e sono andata a fare un giro nei dintorni. Ho seguito il fiume Rom e poi sono salita verso un alpeggio. La sera mi sono lanciata famelica sul buffet di insalate e poi ho gustato un piatto tipico chianato Capuns. La gente è molto cordiale ed ospitale. Sono sola, ma c'è sempre qualcuno che mi parla, mi sorride o mi aiuta.
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