Il nord attraverso il finestrino
È arrivato il momento di lasciare Antananarivo. È stata una buona base di partenza per conoscere il paese, ma come ogni capitale è caotica, sporca, poco pratica da girare a piedi e perciò non mi dispiace ripartire. Se poi penso alla natura e ai parchi partirei correndo. Faccio colazione e alle 10 chiedo al concierge di chiamarmi un taxi. Carichiamo insieme le 3 valigie e ci dirigiamo alla gare routière di Ambodivona. La strada è vuota e non pare vero; analizzando velocemente l'agenda scopro che è domenica e quindi la gente è di riposo. Ci mettiamo poco tempo ad arrivare alla stazione dell'agenzia bus Besady plus. Il tempo di attesa prima di partire sarà di 2 ore circa. Con curiosità osservo il rituale di caricamento del pullmino: le valigie grandi vanno sul tetto con scrupolosa tecnica, mentre le più piccole nella parte posteriore del veicolo. Sbircio in giro, mangio qualcosina e poi attendo con pazienza. Alle 12 partiamo e ci dirigiamo a nord. La strada asfaltata che porta nella parte settentrionale dell'isola è una sola, percio non ci si può sbagliare. Per fortuna il traffico è minimo. Lo stato della strada non è così malvagio, nonostante alcuni buchi pensavo sarebbe stata molto peggio. Il panorama che catturo fuori dal finestrino è molto eccitante: incontriamo colline ondulate color senape e color ocra. Qua e là il terreno ospita alcuni sporadici alberelli di media altezza. La vegetazione procedendo verso nord cambia e diventa più aspra. A lato della strada sono stati costruiti parecchi villaggi che contengono ristorantini, negozietti e chiese. Evidentemente sono molto basici e spartani. Disseminati nella periferia si scorgono villaggi molto più poveri e distrutti. La siccità dell'inverno sta rendendo invivibili queste aree che tentano di sopravvivere grazie all'agricoltura. Ogni 3 ore i due autisti si danno il cambio e noi approfittiamo per fare una pausa pipì nel mezzo del nulla. Il sole cala molto presto regalandoci uno spettacolo meraviglioso rosso africano. I guidatori conoscono i 700 km di strada come le loro tasche e schivano con destrezza i buchi passando al margine della strada. La velocità è un po' sostenuta ed è meglio chiudere gli occhi e non pensarci. Alle 20 ci fermiamo in un paesino per cena e per fare rifornimento benzina. Dopodiché la notte passa abbastanza velocemente nonostante la scomodità dei sedili. Di tanto in tanto apro un occhio e osservo sul gps del telefono dove ci troviamo. Alle 7 scarichiamo delle persone e delle valigie ad Ambanja e proseguiamo verso il porto Ankafi. La vegetazione è nettamente cambiata: l'aridità ha ceduto il passo alle piante tropicali. La gente è vestita più sbracciata perché le temperature sono più calde. Quanti bei visi si scorgono per strada! Schiaccio un ultimo pisolino e di soprassalto mi sveglio quando siamo al porto. Una delle particolarità della gente africana è che non ti da indicazioni. Scendiamo dal bus e non sappiamo dove andare, non sappiamo cosa succederà e non sappiamo quanto tempo dobbiamo attendere. Ricordo che la stessa conclusione l'avevo tratta nel mio viaggio del 2009 in kenia e Tanzania. Ne approfitto per chiedere ad una ragazza che c'era sul bus con me da dove viene e quando mi risponde Ecuador quasi piango. Lei studia in Francia quindi sono andata avanti a parlarle in francese fino al momento in cui mi sono illuminata e col sorriso sulle labbra e negli occhi le ho detto "parliamo spagnolo"? Lei si trova in Madagascar per uno stage sullo sviluppo dei paesi poveri e parlare con lei risulta molto interessante. Mi spiega che il mese scorso è stata al sud del paese per seguire il censimento della popolazione che non veniva fatto da ben 23 anni. Ha trovato molta chiusura da parte delle persone dei villaggi di fronte alle insistenti domande degli addetti al censimento. È davvero un piacere parlare con lei e imparo un mucchio di cose. L'attraversata in lancia dura circa 30 minuti e una volta attraccati a Nosy Be ci abbracciamo nella speranza di rivederci presto . Le valigie vengono scaricate velocemente da dei forti ragazzotti neri che vivono delle mance. Ora mi manca solo trovare il mezzo per arrivare alla spiaggia Ambodrona dove si trova il mio alloggio. Dopo aver contrattato il prezzo salgo su un bus con altri turisti e partiamo subito. La cittadina portuale è strapiena di tuk tuk gialli e di gente per le strade. I turisti a differenza di Antananarivo non mancano e passeggiano in citta con le ciabatte da spiaggia e il panama in testa. Il mio hotel è deserto ma una signorina mi fa entrare comunque dal cancello, forse ha provato pena vedendomi alle prese con 3 valigie e uno zaino. Mi comunica che il capo non c'è e di pazientare un momento. Dopo una telefonata ricevuta si mette di buona lena a pulire la stanza e dopo 30 minuti mi consegna le chiavi. Ho una stanza tutta mia con cassaforte e letto matrimoniale. Ora voglio solo togliere questi scarponi da montagna, i pantaloni lunghi e infilarmi le flip flop. La spiaggia mi attende, che gioia!
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