Il letto è grande, munito di zanzariera, il materasso è duro al punto giusto e la temperatura calda ma piacevole. In queste buone condizioni ho dormito come se non ci fosse un domani. Mi sveglio rigenerata e fresca. Esco dalla stanza e mi siedo nel portico a parlare con la padrona dell'hotel. Mi preparano la colazione e mi  mettono nel piatto mezza baguette, quindi quasi 80 cm di pane. Strabuzzo gli occhi e inizio a salivare... Il programma di oggi è di andare in citta portuale a cambiare i soldi e ad avere informazioni a proposito dei tour delle isole vicine per poter avvistare animaletti acquatici e non. Nel pomeriggio vado a visitare il centro stella Maria dove vivono i bambini andicappati dell'isola.
Chiedo alla signora di chiamarmi un tuk tuk che mi porti in centro città e attendo con pazienza che arrivi.
Hell ville è una decadente città coloniale colorata da un mercato dipinto di giallo, dalle bougainville rosa e dal colore nazionale verde che non manca di essere dipinto ovunque.
La prima tappa è in banca ma avendo dimenticato il passaporto non mi cambiano i soldi; mi tocca perciò prelevare dal bancomat. Vado poi al porto ad informarmi per gli orari e i prezzi del taxi-brousse che fra qualche giorno mi porterà ancora più a nord del Madagascar, a Diego Suarez. Mi dicono di chiamare un numero di telefono e mi dicono di tornare. L'idea è di viaggiare sabato in maniera tale da avere alcuni giorni per visitare le isole circostanti e i punti panoramici dell'isola. La prossima commissione che devo fare è cercare un'agenzia per prenotare un'escursione per domani. Non ce ne sono. Ma com'è possibile che con tutto il turismo che c'è non ci siano agenzie? Mistero! A furia di fare giri e giretti ne trovo una e prenoto il tour in barca di domani con camminate e snorkeling. La ragazza mi propone altri 2 tour per giovedi e venerdi ma io procedo con tranquillità giorno per giorno. Cammino ancora un po' mentre cerco un luogo dove pranzare e una bambinetta con i codini legati con degli elastici tutti colorati mi saluta con la manina dal tuk tuk con dolcezza disarmante. Più avanti osservo con curiosità una fiumana di bambini e bambine riversarsi sulle strade come fossero dei flaminghi in un parco nazionale keniota. Emettono degli urletti felici e saltellano con avidità di libertà e scoperta. Ad aspettarli non ci sono mamme moderne in Suv, bensì parenti vestiti con colori sgargianti con un tuk tuk ape piaggio giallo al seguito. Lentamente i bimbetti a piedi si allontanano e si disperdono come delfini ognuno seguendo la sua corrente.
Mi siedo al tavolo di un ristorante e bevo con gran sete un delizioso succo du Guayaba. Osservo la gente passare e mi chiedo cosa significhi quella terra gialla seccata come pittura sul viso di alcune donne. Quante curiosità desidero scoprire di questo paese, di questo continente.

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