Il centro per i bimbi
Una volta rientrara da Hell Ville lascio la spesuccia fatta al supermercato nella mia camera ed esco subito per andare al centro Stella Maria. Percorro la spiaggia osservando i dettagli per scorgere la staccionata verde e gialla che ospita il centro. Da lontano lo vedo e mi chiedo come sia possibile che ieri io non l'abbia vista. Mi avvicino, salgo la collinetta di sabbia ed entro timidamente dal cancello. Alcuni bambini stanno giocando con l'altalena mentre un bimbo solitario osserva il mare. Scambio un paio di frasi con loro e poi mi sposto verso l'ingresso dello stabile. Nel cortile trovo alcune donne intente a giocare a domino con dei bimbi ed una suora. La riconosco subito e mi avvicino a lei. Le dico che sono qui tramite la mia amica Laura che grazie ad impegno e dedizione sta aiutando i bimbi di questa casa d'accoglienza raccogliendo soldi per poter operare le gambe. Mi fa un gran sorriso perché aspettava il mio arrivo; Laura l'aveva avvisata via email. Le chiedo di raccontarmi come vanno le cose al centro e le chiedo indicando un bimbo seduto per terra ingessato se quello è Sergio. Mi fa cenno di si con la testa. I primi soldi raccolti da Laura sono stati investiti nell'operazione della gamba di Sergio. Dopo l'operazione svoltasi a sud di Antananarivo è rientrato con la suora a Nosy Be ed ora la convalescenza durerà 3 mesi circa. Lui non può camminare, quindi si sposta strisciando il sedere per terra. Ha un viso dolcissimo, un sorriso genuino e due occhioni magici. In realtà tutti i bimbi sono meravigliosi e molto coraggiosi perché si tirano in piedi e camminano nonostante le difficoltà dei piedi o delle gambe. Alcuni bambini hanno i piedi che sono storti e posizionati male per poter camminare, altri di loro hanno difficoltà alle gambe oltre che ai piedi. Tiro fuori dal mio zaino le caramelle e il pomeriggio si trasforma in una gran festa. Si avvicinano tutti a turno per riscuotere la loro dolcezza di oggi. Curiosi di vedere cosa viene dopo si siedono tutti più o meno davanti o di fianco a me. Uno di loro ha un braccialetto al polso. Vi ricordate quei braccialetti fini elastici che andavano un paio di anni fa da noi con forme e colori diversi? Uno di loro lo ha giallo a forma di foca, un secondo ce l'ha violetto a forma di cappello, la terza ce l'ha azzurro a forma di orso e così via. Tutti sono andati a cercare il proprio e abbiamo iniziato la lotta e il lancio del braccialetto. Il fatto di lanciarlo, nasconderlo, appiccicarlo in posti strani, scatenava l'ilarità di ogni bambino. Sergio si avvicina alla panchina e pronuncia ripetutamente una lunga litania che non capisco perché è in lingua malgascia. Dopo un po' chiedo alla suora cosa mi sta dicendo e lei mi risponde che dice che vuole giocare. Tenerone! Lo assecondo e gli passo qualche elastico da lanciare e il suo sorriso inizia ad illuminare tutto il cortile. Voleva solo giocare! E ogni bambino di tutto il mondo si tiene occupato così: giocando. Li prendo in braccio a turno e gli racconto un paio di cosucce che vorrei condividere con ognuno di loro. Non so se mi capiscono visto che parlo francese, ma non importa... la lingua universe dell'amore la capisce chiunque, senza bisogno di aprire la bocca.
Le parole che scrivi scatenano emozioni forti come se fossi li sul posto arrivano dritte al cuore.buon proseguimento tesoro
RispondiEliminaGrazie di seguirmi e di starmi accanto! È bello averti!
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